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Diadectidae
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I mwcadiadectidi (mwcqDiadectidae) (mwcgCope, 1880)cite-ref-2[2]cite-ref-3[3] sono un gruppo di mwewtetrapodi estinti, appartenenti ai mwfarettiliomorfi. Vissero in mwfqNordamerica, in mwfgEuropa e in mwfwAsia tra il mwgaCarbonifero superiore e il mwgqPermiano superiore (circa 315mwgg – 256 milioni di anni fa). Furono tra i primi mwgwvertebrati terrestri a sfruttare la vegetazione come risorsa di cibo abituale, e quindi la loro apparizione fu un importante passo sia nell'mwhaevoluzione dei vertebrati che in quella degli mwhqecosistemi terrestri. Il diadectide meglio conosciuto (e più grande) fu mwhgmwhwDiadectes, un animale dalla struttura robusta lungo fino a tre metri, vissuto nel Permiano inferiore. Altri generi sono noti fin dal Carbonifero superiore (mwiaPennsylvaniano), ma resti frammentari forse appartenenti ai diadectidi sono stati ritrovati in depositi ancora più antichi, risalenti al mwiqMississippiano (Carbonifero inferiore).
Contents
• Dieta
• Note
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Descrizione
I diadectidi furono fra i primi vertebrati terrestri a raggiungere taglie notevoli. Apparvero nel Carbonifero superiore con il genere mwjqmwjgDesmatodon, ma fossili frammentari rinvenuti in mwjwTennessee (una parte di mwkamandibola) che potrebbero rappresentare diadectidi provengono da terreni risalenti addirittura al Carbonifero inferiore (Mississippiano). Il corpo di questi animali era grande, ed era sostenuto da quattro zampe massicce e corte. La mwkqgabbia toracica era a forma di botte, e conteneva un lungo sistema digestivo in grado di assimilare la mwkgcellulosa delle piante. I mwkwcrani dei diadectidi erano ampi e profondi, con musi smussati, e le narici interne erano corte.
E. C. Case, nel mwlq1907, comparò i diadectidi alle mwlgtartarughe, notando i loro grandi cinti pettorali, le zampe forti e corte e i crani robusti. Case descrisse i diadectidi come “lenti e inoffensivi rettili erbivori, chiusi in un'armatura di piastre per essere protetti dai feroci mwlwpelicosauri carnivori”.
I diadectidi possedevano una mwngdentatura "eterodonte", ovvero i loro denti variavano in forma lungo le fauci. I denti erano ampi e possedevano numerose cuspidi o proiezioni, che indicano una dieta a base di piante dure. Alcuni denti erano a forma di foglia e compressi lateralmente, altro indizio secondo cui i diadectidi erano in grado di mangiare piante. I denti anteriori della mandibola erano sporgenti in avanti. È probabile che i diadectidi possedessero forti mwnwmuscoli delle mascelle per triturare il cibo; la disposizione dell'articolazione mandibolare sopra o sotto il livello dei piani di occlusione (i piani dove i denti si incontrano) avrebbe conferito alle fauci dei diadectidi un vantaggio meccanico rispetto agli altri vertebrati terrestri. Le articolazioni stesse fornivano alle fauci una vasta gamma di movimenti utili per consumare piante. Grandi aperture e cavità nel cranio, note come camere dell'adduttore, fornivano spazio per grandi muscoli che chiudevano le mascelle. Una cresta sull'osso dentale nella mandibola forniva una superficie per la masticazione o, forse, reggeva un mwoabecco corneo.
Storia delle scoperte
Il primo diadectide ad essere descritto fu mwowDiadectes, che venne studiato dal mwpapaleontologo americano mwpqEdward Drinker Cope nel mwpg1878 sulla base di alcune vertebre e denti provenienti da strati del Permiano inferiore del mwpwTexas. Cope istituì la famiglia Diadectidae nel mwqa1880 per includere mwqqDiadectes ed mwqgEmpedocles, un altro animale che aveva descritto due anni prima. Nella famiglia venne anche incluso mwqwNothodon, descritto nel 1878 dal rivale di Cope, mwraOthniel Charles Marsh.
Cope descrisse numerosi altri diadectidi, tra cui mwrgHelodectes, mwrwChilonyx, mwsaEmpedias e mwsqBolbodon. Altri ancora vennero descritti da E. C. Case nei primi del ‘900: mwsgDesmatodon, mwswmwtaDiasparactus, mwtqDiadectoides e mwtgAnimasaurus. Questa moltitudine di generi venne ampiamente ridotta in seguito: successivi studi (tra cui quelli dello stesso Case) indicarono che mwtwBolbodon e mwuaNothodon erano in realtà semplici sinonimi di mwuqDiadectes; allo stesso genere vennero poi attribuiti anche mwugEmpedias, mwuwChilonyx e mwvaDiadectoides grazie a uno studio di E. C. Olson.
Nel mwvg2004 venne descritto un piccolo diadectide primitivo, mwvwmwwaAmbedus, sempre dal Permiano del Nordamerica; nel mwwq2024 una nuova classificazione dei diadectidi portò all'istituzione di un altro genere, mwwgmwwwKuwavaatakdectes. La già citata mandibola del Tennessee potrebbe rappresentare un altro genere, eccezionalmente antico e basale (Corgan e Priestley, 2005).
I diadectidi sono conosciuti anche in Europa: già nel mwxq1860 mwxgHermann von Meyer descrisse mwxwmwyaPhanerosaurus sulla base di alcune vertebre ritrovate nella zona di mwyqZwickau, ma questo animale non venne riconosciuto come diadectide fino al 1925. Un'altra specie attribuita originariamente a mwygPhanerosaurus fu poi attribuita al nuovo genere mwywmwzaStephanospondylus. Infine, nel 1998 e nel 2004, sono stati descritti due nuovi diadectidi provenienti dal giacimento di Tambach: mwzgmwzwOrobates e una nuova specie di mwaaDiadectes (poi attribuita a un nuovo genere, mwaqmwagSilvadectes).
Nel mwba2015 è stato descritto il primo diadectide proveniente dall'mwbqAsia, mwbgmwbwAlveusdectes. Questo animale è anche l'ultimo diadectide (e diadectomorfo) noto, e suggerisce la presenza di una mwcaghost lineage di circa 46 milioni di anni.
Classificazione
I diadectidi sono stati tradizionalmente considerati stretti parenti degli mweqamnioti (ovvero i tetrapodi che depositano le uova sulla terra). La famiglia fu inclusa nel gruppo più vasto dei mwegDiadectomorpha dal paleontologo D.M.S. Watson nel mwew1917. I diadectidi sono strettamente imparentati con un'altra famiglia vertebrati terrestri, i limnoscelidi (mwfaLimnoscelidae), così come con il genere mwfqmwfgTseajaia. Gran parte degli studiosi considerano i diadectomorfi come il mwfwsister taxon degli amnioti, e insieme questi due gruppi sono a volte uniti nel clade mwgaCotylosauria, un nome già usato in passato per considerare i mwgqrettili più primitivi. Alcuni studi, tuttavia, ritengono che i diadectidi siano veri e propri amnioti (Berman et al, 1992; Modesto, 1992).
Un'analisi mwgwcladistica del 2010 considera i diadectidi più strettamente imparentati con mwhaTseajaia che con i limnoscelidi, un risultato che contraddice precedenti classificazioni secondo le quali mwhqTseajaia era il diadectomorfo più basale. Qui sotto è illustrato il cladogramma dell'analisi (Kissel, 2010):
Di seguito è riportato un altro mwiacladogramma, tratto da uno studio di Liu e Bever (2015):
Paleobiologia
Locomozione
I diadectidi erano un tempo ritenuti animali che procedevano con un'andatura strisciante, simile a quella dei mwjqvarani, con le zampe tenute ben ai lati del corpo. Nonostante ciò, alcune prove (tra le quali tracce fossili e la morfologia delle zampe) suggeriscono che i diadectidi si muovessero con una postura più eretta. I tetrapodi precedenti possedevano alcune ossa mwjgtarsali semplici nelle loro caviglie, mentre i diadectidi avevano un mwjwastragalo più complesso formato dalla fusione di queste ossa. Gli astragali sono presenti negli amnioti terrestri e sono identici per struttura a quelli dei diadectidi. Inoltre, la struttura della caviglia dei diadectidi mostra una maggiore somiglianza con quella dei vertebrati terrestri evoluti, come i mwkamammiferi e i rettili, rispetto a quella dei tetrapodi primitivi. Dal momento che i diadectidi sono i soli diadectomorfi ad aver sviluppato gli astragali, si suppone che questi animali avessero acquisito questa struttura in modo indipendente dagli amnioti (Berman e Henrici, 2003).
Anche se simili a quelle degli amnioti, le ossa tarsali dei diadectidi erano poco ossificate e poco connesse fra loro. Le dita del piede si connettevano solo con il quarto tarsale distale, e ciò permetteva un ampio raggio di movimenti del piede. Questa flessibilità garantiva ai diadectidi di ruotare i loro piedi in avanti mentre camminavano, e ciò garantiva maggiore forza di spinta. I piedi potevano essere anche posti più vicini alla linea mediana del corpo per consentire ai diadectidi una posizione più eretta (Berman e Henrici, 2003).
Prove a favore di una postura eretta dei diadectidi sono venute alla luce con la scoperta di mwmqorme fossili attribuite a questi animali. Le impronte meglio conosciute sono quelle ritrovate nella formazione Tambach della Germania centrale. Uno studio del mwmg2007 ha identificato due differenti icnospecie (mwnaIchniotherium cottae e mwnqI. sphaerodactylum) come le impronte dei diadectidi mwngSilvadectes absitus e mwnwOrobates pabsti. Questa fu la prima identificazione a livello di specie per quanto riguarda animali dell'mwoaEra Paleozoica; le impronte sono le più antiche associate ai resti fossili di una specie animale. Le impronte mostrano come questi animali potessero camminare con le zampe poste al di sotto del loro corpo, aumentando l'efficienza del passo rispetto ai rettili e agli mwoqanfibi che, invece, possedevano un'andatura più strisciante (Voigt et al, 2007).
Dieta
I diadectidi furono i primi tetrapodi completamente mwqqerbivori. Già nel 1878, sia Cope che Marsh riconobbero i diadectidi come animali erbivori, grazie ai loro studi sulle dentature di questi animali.
Anche se alcuni altri gruppi di detrapodi primitive acquisirono indipendentemente la dieta erbivora, i diadectidi furono i soli tetrapodi del Carbonifero ad essere in grado di sminuzzare e digerire piante terrestri altamente fibrose. Questi animali furono anche il gruppo di erbivori più diversificato del loro tempo, e rappresentarono la prima mwqwradiazione evolutiva di tetrapodi mwravegetariani: si contano almeno 13 specie di diadectidi tra il Carbonifero superiore e il Permiano inferiore. I diadectidi furono il gruppo più numeroso dei diadectomorfi, e si diffusero anche in Europa al contrario dei limnoscelidi e di mwrqTseajaia, confinati al Nordamerica. Questa radiazione fu probabilmente il risultato dell'espansione verso una mwrgnicchia ecologica che fino a quel momento non era stata occupata da alcun animale (Kissel, 2010).
Note
cite-note-11. mwtqKissel, R., mwtgMorphology, Phylogeny, and Evolution of Diadectidae (Cotylosauria: Diadectomorpha), Toronto, University of Toronto Press, 2010, pp.mwtw 185.
cite-note-22. ↑ mwuwmwvamwvqGBIF, su mwvggbif.org.
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• citereffossilworks-org(EN) Diadectidae, su Fossilworks.org.
• citerefgbif(EN) Diadectidae, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.